Lezioni 3-4 – 22 ottobre 2013. Apporti conoscitivi alla cultura dell’educazione

 

È stato osservato che sono moltissimi i settori della conoscenza che contribuiscono a formare la cultura dell’educazione. Ne passiamo rapidamente in rassegna alcuni: l’elenco è tutt’altro che completo, ma si tratta di apporti di più immediata evidenza. Sulla falsariga degli esempi proposti, è possibile individuare altri apporti conoscitivi: tutti sono invitati a farlo, con beneficio per la consapevolezza che si acquisisce circa le caratteristiche e i contenuti della conoscenza relativa all’educazione.

La storia dell’educazione ci consente di capire in che modo il problema educativo sia stato affrontato nel corso del tempo, quali soluzioni siano state adottate, quali mezzi siano stati utilizzati. I documenti ci permettono di collocare opportunamente le pratiche educative in un contesto determinato. Nella tavola 1 si presentano tre documenti:

- una scultura di epoca romana rappresenta una donna con un bambino;

- una fotografia dei primi anni del Novecento ritrae, sullo sfondo di un edificio scolastico, un gruppo numeroso di allievi con la loro maestra;

- un’altra fotografia, ripresa in anni recenti, mostra l’attività di una classe in un paese africano.

Se si osservano i tre documenti ci si accorge che non è difficile identificarne nelle linee generali il contenuto, ma anche che, con un po’ di attenzione, si colgono aspetti che aiutano a capire in che modo l’educazione interpreti le esigenze che si presentano nei diversi contesti sociali. Per esempio, la fotografia dei primi anni del Novecento mostra un gruppo di allievi piuttosto composito: ci sono bambini e ragazzi di differenti età, molto diversi nell’atteggiamento e nel vestiario. Quali considerazioni vi suggeriscono gli aspetti citati?

La teoria educativa è importante soprattutto per i contributi recati all’interpretazione dei fenomeni educativi. Nella tavola 3 appaiono le immagini di Socrate, Comenio, Jean-Jacques Rousseau e Maria Montessori. Ovviamente si tratta solo di alcuni esempi, tra i tanti possibili, di personaggi che hanno offerto contributi importanti alla riflessione sull’educazione. Chi non li conosce, può trovarne una presentazione essenziale in un’enciclopedia o su Internet (in questo secondo caso potete aiutarvi consultando Google). Non vi sarà difficile costatare che i personaggi indicati davano interpretazioni piuttosto diverse dei fenomeni educativi. Come spiegate tali differenze? Al di là delle differenze ci sono aspetti che segnano in modo determinante il contributo dei quattro personaggi presentati. Dobbiamo a Socrate di aver affermato l’importanza dello scambio verbale tra le persone: l’interrogare e il rispondere sono a fondamento della dialettica e delineano una strategia per approfondire la conoscenza. Comenio, considerato il padre della didattica, ha individuato soluzioni che consentano a molti di perseguire determinati intenti nell’apprendere. Il suo contributo all’alfabetizzazione, in particolare nei paesi dell’Europa riformata nei quali era stato accolto il principio luterano del libero esame (ossia dell’uguale diritto dei cristiani di leggere e interpretare liberamente la Bibbia), è stato determinante. Rousseau può essere considerato lo scopritore dell’infanzia, perché a lui si deve di aver individuato problemi ed esigenze che configurano nel loro complesso la specificità del profilo mentale dei bambini e le loro esigenze in relazione allo sviluppo. Infine, tutti sappiamo quanto grande sia stato il contributo di Maria Montessori alla definizione di modelli pedagogici capaci di unificare aspetti fisici e sensoriali dello sviluppo infantile con aspetti collegati allo sviluppo mentale. Sapreste indicare altri contributi, altrettanto importanti, alla crescita della conoscenza sull’educazione? (qualche suggerimento: Quintiliano, Agostino, Vittorino da Feltre, Sturm, Locke, Francesco Bacone, Condillac, Lambruschini eccetera).

La politica incide sull’educazione definendone il ruolo all’interno dei singoli paesi in un tempo determinato: nella tavola 5 compaiono i ritratti di tre ministri che in Italia hanno avuto la responsabilità dell’istruzione pubblica. Il primo, Francesco De Sanctis (che probabilmente conoscete come storico della letteratura italiana), è stato ministro poco dopo il raggiungimento dell’unità nazionale; il secondo, Giovanni Gentile (è stato uno dei principali esponenti della filosofia idealistica italiana nella prima metà del Novecento), ha assunto la carica di ministro nel primo governo fascista; il terzo, Luigi Berlinguer (in precedenza rettore dell’Università di Siena) è stato ministro dal 1996 al 2000. Anche sull’attività svolta da questi tre ministri potete trovare informazioni su Internet, consultando Google. Sareste in grado di delineare le principali differenze che, nei tre periodi menzionati, si osservavano nel quadro sociale dell’istruzione?

Lo studio delle caratteristiche della popolazione (demografia) è importante per capire in che modo cambiano le scelte educative. La statistica, a sua volta, ci consente di analizzare dati che si riferiscano ad insiemi di soggetti di qualche consistenza. L’economia va considerata sotto due aspetti: da un lato ci consente di stabilire quanta parte delle risorse di un paese sono destinate all’educazione (e quindi, indirettamente, quanta rilevanza sia riconosciuta all’educazione in una certa società), dall’altro mostra quale sia la ricaduta dell’educazione sulle attività sociali e sui sistemi produttivi. La psicologia concorre ad interpretare gli aspetti cognitivi, affettivi e di socializzazione dei fenomeni educativi. La sociologia offre quadri interpretativi delle relazioni sociali, consentendo di cogliere il ruolo esercitato dall’educazione (il francobollo francese che compare nella tavola 15 è stato emesso in ricordo di Auguste Comte, considerato il padre della sociologia). Infine l’antropologia culturale permette di collocare l’educazione all’interno di “culture” (quindi di sistemi di valore, di pratiche della vita quotidiana eccetera) proprie di società differenti. Nella tavola 17 si possono vedere le fotografie di due grandi studiosi: Margaret Mead e Claude Lévi-Strauss (anche in questo caso è utile consultare Google).

La pedagogia sperimentale trae apporti da tutti i campi menzionati. A sua volta, dalla ricerca sperimentale hanno tratto elementi per il loro sviluppo scienze che considerano dimensioni specifiche della conoscenza educativa (per esempio, la didattica, la docimologia, la tecnologia dell’istruzione ecc.).

Allegati

avatar
Autore: Benedetto Vertecchi
Benedetto Vertecchi è professore ordinario di Pedagogia sperimentale presso il dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre e fondatore del Laboratorio. Benedetto Vertecchi is a full professor of Experimental Pedagogy at the department of Education of Roma Tre University and the founder of the Laboratory.